Il punto di vista degli “altri”

L’ altro giorno per strada mi ha fermato un ragazzo di colore porgendomi dei libri che io, ahimè senza neanche guardare, Ibraimaho restituito subito pensando parlassero di religione (chissà poi perché!?!).
Lui, molto gentilmente, mi ha invitato a leggere un attimo poche righe, per capire di cosa  trattassero. Ebbene erano libri di fiabe per bambini, romanzi d’amore, brevi scritti di autori africani. A quel punto, incuriosita, ne ho visionati diversi ed ho deciso di acquistarne uno dal titolo: “Il cielo sopra Ibraima”.
Premetto che non è un capolavoro della letteratura e che non è nemmeno un saggio breve esaustivo, in quanto si focalizza solo sui “Pro” della cultura senegalese senza trattare minimamente i “contro”. Sono probabilmente considerazioni spicciole e semplicistiche che in ogni caso, rispetto al buio totale, aiutano vagamente a capire, anche con degli aneddoti, il pensiero dei senegalesi.
Il ragazzo ha tenuto comunque a precisarmi che quel libro non voleva essere un atto di accusa ma cercava solo di spiegare il loro punto di vista.
Tubab” è l’appellativo che i senegalesi usano per “etichettarci”.
Riporto di seguito dei passaggi come spunto di riflessione:

“Tubab è l’uomo bianco, con il suo ostentato senso di superiorità: il suo sentirsi più intelligente; l’attaccamento esagerato alle cose; la sua insicurezza (assicura tutto: gli oggetti, la casa, la vita); il suo modo tracotante di agire, quando beve alcolici o fuma sigarette; il suo rifiuto dell’idea della morte.
Per il tubab tutto il mondo è il paese dove abita lui: lì si mangia meglio che altrove, c’è tutto, ci si sta da pascià, non manca niente”

“Gli immigrati nemmeno si interrogano sulla legittimità etica del permesso di soggiorno (solo Dio può concedere il permesso di soggiorno su questa Terra!): si limitano soltanto a cercare di ottenerlo, industriandosi in ogni modo”.

“Ma che guerra  o rivalità religiosa! Magari fossero un po’ più cristiani i tubab! (…)
Anche nelle aule scolastiche il problema non è se ci sia o meno il crocifisso; anche se c’è, è come se non ci fosse, perché nessuno tiene conto di quella presenza simbolica nel suo operare.”

Un altro punto di vista invece l’avevo già acquisito nel mio recente viaggio in Giappone, dove ho potuto constatare che noi occidentali, europei in particolare, siamo chiamati “Gaijin“.
Questo termine ha una connotazione un po’ più dura e talvolta velatamente razzista, rispetto al termine più neutro ed ufficiale “gaikokujin” che vuol dire appunto “persona di una terra esterna (al Giappone)”, cioè straniera.
A detta della guida, Gaijin equivarrebbe più o meno a “barbari”. In effetti visitando i loro parchi, musei, giardini e templi, il primo pensiero che mi è balenato per la testa è stato: “Ma cosa penseranno i giapponesi del nostro immenso Patrimonio artistico e monumentale spesso abbandonato al degrado e all’incuria?”
Per concludere credo che una qualche forma di “razzismo” sia comune a tutte le culture (quale più, quale meno) ma che talvolta un bagno di umiltà non guasterebbe, non solo per coloro che ci governano ma anche per noi, “comuni mortali”.
Conoscere il punto di vista degli altri è sempre il primo passo per migliorarci!
Se riuscissimo, senza atti eclatanti ma gradualmente, a guardare oltre il nostro “io”, se fossimo in grado di allargare, un passo alla volta, i nostri orizzonti, renderemmo questo nostro pianeta un ambiente meno ostile e più vivibile per tutti.
In fondo la Terra non è che un puntino nell’infinita vastità dell’Universo. Qualunque siano le nostre posizioni geografiche, nazionalità, il nostro credo religioso, le nostre abitudini e convinzioni, abitiamo tutti, indistintamente, questo stesso minuscolo e “insignificante” puntino!

Venereisterica

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7 risposte a Il punto di vista degli “altri”

  1. TADS ha detto:

    in effetti mi paiono punti di vista unilaterali, fermo restando che si potrebbe discutere per secoli sulla utilità di certi arricchimenti, abbiamo l’abitudine, figliastra della nostra finta ignoranza, di spacciare e considerare cultura anche le semplici curiosità momentanee.

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  2. Otello Piccoli ha detto:

    Io ho preso un libro di fiabe africane per bambini. In fondo è un modo carino e intelligente di tirar su due soldi spingendo la gente ad interessarsi al tuo background col sorriso.

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